mercoledì 18 febbraio 2015

"Discorso sopra l'Italia, patria mai nata" - Capitolo III


DISCORSO SOPRA L'ITALIA, PATRIA MAI NATA
di
Michele Filipponi


 - Capitolo III -


Mai nella storia dell'umanità è stato concesso ad un loco, una terra, una nazione, d'illuminar la società per una seconda volta. 
Non v'è movimento culturale paragonabile al Rinascimento, ogne circolo o scuola letteraria e artistica che son venute dopo nel mondo, non son che delle pallidissime imitazioni. Guarda Fiorenza Italia mia, quella del Magnifico, de la cupola del Brunelleschi, del Donatello, del Masaccio e dell'abbruciato fustigator Savonarola[1] e guardala oggi, ricoperta da' flash degli asiatici, annerita dalle migliaia d'auto de' cittadini suoi e governata da un venditor de pentolame co' lo giaccotto 'n pelle. Quello stesso suolo calpestato nel '500 da' più grandi geni di sempre: Leonardo, Michelagnolo, Raffaello[2] e da un'infinità d'altri artisti impareggiabili come 'l Bramante, Tiziano, il Perugino, Pinturicchio, Botticelli, il Vasari, per non parlar de la corte politica d'illuminati pensator ch'onorarono 'l Giglio come Machiavelli, Poliziano, Pico della Mirandola[3] e tant'altri ancora che non esisteranno mai più. O Italia mia, 'nginocchiate dinanzi a gloria tanta! Natura li fece e poi ruppe la stampa![4]
Come si può difatti render concepibile alle genti d'oggi la grandezza de Leonardo se li nostri canoni de grandezza si son ridotti a tal punto da considerar "grandi": attori, calciatori e stelle de lo teleschermo? Come spiegar l'inarrivabile armonia pittorica e architettonica di Raffaello, la perfezione prospettica e la grazia de lo Maestro che più d'ogne altro fece temer Madre Natura d'esser vinta? Com'è anche solo possibile mi chiedo io, comprendere la magnificenza e l'immane fatica de la michelangnolesca Cappella Sistina se non ridimensionandola ad uno livello più umanamente accessibile, laonde possa esser riassunta sanza fatica da' cervelli anestetizzati de lo terzo millennio, sotto quel freddo e apatico verso pronunziato co' lo sguardo spento: "Wow!". Ecco la misera dimensione in cui viviamo oggi, l'indifferenza cosmica con cui inceneriamo la bellezza... "Wow". 

E basta una parola, un'espressione et anzi spesso un solo termine addirittura avanza, in codesto nostro decadente secolo del "Wow" in cui tutto accade in 140 caratteri, per altro scritti malamente e abbreviati, poiché ogni cosa non se sa per qual motivo deve andar rapida, come se fossimo impegnati a fare altro. Tutto, in codesto vòto millennio se svolge dentro 'l movimento idiota d'un emoticon. E questo basta a distruggere la bellezza... una faccina che ride, uno cagnolin che balla. Ahi mass media vituperio delle genti, del bel paese là dove 'l sì suona, poi che i vicini a te punir son lenti.[5]
Lasciatelo dire Italia mia, che non vi son vicini in grado d'abbattere tale pestilenza, imperocché tutti quanti ammorbati, vivono codesti come milioni de macchine programmate a non vivere ma solo ed esclusivamente ad eseguire ordini o un ordine soltanto ch'è l'obbedienza. Una vita più robotica ch'umana, più meccanica che sanguigna, codesto ha fatto la televisione sùggendo anche l'ultimo lembo de desiderio che c'è negli esseri umani, quella scintilla de materia pensante che separa gli omini dalle amebe, quella voglia che mise Ulisse per l'alto mare aperto, o come rese al meglio Dante quando fece dire al Re d'Itaca: "Ma misi me"[6] ben diverso dal "io mi misi"; come se l'Ulisse prendesse prepotentemente se stesso dall'alto e con violenza cieca se scaraventasse nella su' barchetta in mezzo all'acque, pronta a scoprire 'l mondo. "Ma misi me" come a dir "Qua devi star, periddio!" rivolto a se stesso e a lo fuoco de saper che dentro glie ribolle. Che fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.[7] Lasciatelo dire Italia mia, sei nello sterco. E gli italiani tuoi, prosciugati e addomesticati et abituati sempre più all'insensato vacuo campare in cui si vive davvero solo apparendo, o sennò non v'è traccia alcuna d'aver vissuto e si può semmai tristamente al massimo "tirare avanti". L'esistenza se manifesta appropriata solo nel caso in cui s'appare ne la scatola vòta, altrimenti v'è l'oblìo o 'l penoso appagamento in un pollice alzato, quando 'l "piacere" diventa semplicemente "mi piace" e null'altro. Quando non s'ha più nemmeno l' fiato per godere ed ogni emozione e parola ed espressione è ridotta all'osso, quando l'approfondimento sparisce e tutto s'accorcia a tal punto da divenir “titolo” soltanto, poiché in una riga quelo tutto dovrà esplicarsi a causa de lo collasso che la soglia d'attenzion popolare ha avuto con l'invenzion de la rete internet.
Come ci si salva or dunque da tutto questo se non estraniandosi dal tempo, dal presente? Evadere da codesta accettata follia in cui l'intero globo, masse lobotomizzate d'idioti si auto scattano foto come tante scimmie impazzite o se gettano secchiate d'acqua gelida addosso, con la presunzione di ergersi a centro di gravità, con l'illusione che tutto ròti attorno a ognuno di loro, che siano ognuno il centro de lo mondo per chissà chi altri. Tanti piccoli insignificanti centri e non uno straccio di nessuno a visitarli. 

Compressi ingenuamente come sono, nello stanzino virtuale de la rete, stanno come tutti que' pianeti che dell'universo si son creduti il centro: soli, soli, soli.





1.   Lorenzo De' Medici detto Il Magnifico (Firenze, 1º gennaio 1449 – Firenze, 9 aprile 1492) figlio del grande Piero di Cosimo appartenente alla dinastia dei Medici, fu politico, scrittore, mecenate, umanista, poeta e grande intellettuale italiano, signore di Firenze dal 1469 alla morte, nonché una delle personalità più rilevanti del Medioevo. 
Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – Firenze, 15 aprile 1446) è stato un architetto, ingegnere, scultore, orafo e scenografo italiano del Rinascimento. Tra i tanti edifici realizzati spicca su tutti la famosa cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, tutt'oggi la più grande cupola in muratura mai costruita. 
Donatello (Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466) è stato uno scultore, orafo e disegnatore italiano, padre del Rinascimento fiorentino assieme al Brunelleschi e al Masaccio. 
Masaccio (Castel San Giovanni in Altura, 21 dicembre 1401 – Roma, estate 1428) è stato un pittore italiano, considerato all'epoca come l'erede di Giotto, fu tra i principali iniziatori del Rinascimento. 
Girolamo Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) è stato un religioso, politico e predicatore appartenente all'ordine dei frati domenicani, profetizzò sciagure per Firenze e per l'Italia propugnando un modello teocratico per la Repubblica fiorentina instauratasi dopo la cacciata dei Medici. Nel 1497 fu scomunicato da papa Alessandro VI e l'anno seguente impiccato e bruciato sul rogo come eretico.

2.   Leonardo Da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) , Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) e Raffaello Sanzio (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520) furono in assoluto i tre più importanti esponenti del Rinascimento italiano, considerati unanimemente come i più grandi geni artistici di tutti i tempi.

3.   Donato "Donnino" di Angelo di Pascuccio detto il Bramante (Fermignano, 1444 – Roma, 11 aprile 1514) , Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1480/1485 – Venezia, 27 agosto 1576) , Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523) , Bernardino di Betto Betti, più noto come Pinturicchio (Perugia, 1452 circa – Siena, 11 dicembre 1513) , Sandro Botticelli (Firenze, 1º marzo 1445 – Firenze, 17 maggio 1510) e Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) furono tra i più grandi ed influenti pittori ed architetti del Rinascimento italiano. Mentre Niccolò Machiavelli (Firenze, 3 maggio 1469 – Firenze, 21 giugno 1527) , Agnolo Ambrogini detto Poliziano (Montepulciano, 14 luglio 1454 – Firenze, 29 settembre 1494) e Pico della Mirandola (Mirandola, 24 febbraio 1463 – Firenze, 17 novembre 1494) operarono tutti e tre sotto la corte dei Medici rivelandosi tra i più formidabili uomini politici, nonché scrittori, umanisti, filosofi e drammaturghi del periodo rinascimentale fiorentino.

4.   Ludovico Ariosto, Orlando furioso, Canto X, ottava 84

5.   Rivisitazione dei versi 79-81 del canto XXXIII (Inferno, Dante Alighieri)

6.   Dante Alighieri, Inferno, canto XXVI, verso 100

7.   Dante Alighieri, Inferno, canto XXVI, versi 119-120
 

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